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01 Ottobre 2010

Strade sante e percorsi eretici per viaggiatori del mistero

Pubblicato su Mymarketing.net in FOCUS ON il 22Ottobre 2009

Strade sante e percorsi eretici per viaggiatori del mistero
di Anna Maria Piscitelli

Dal cuore delle terre della Sibilla e in particolare dai versanti marchigiano e umbro della catena montuosa dei Sibillini, si dipartono a raggiera gli antichi sentieri che, costeggiati dai presidi stellati dei Cavalieri Templari e dagli ospitali ereditati dai loro epigoni, videro per lunghi secoli innumerevoli carovane di pellegrini, cariche di merci d’ogni genere, animare i traffici e i commerci sia a Nord verso l’Europa sia a sud verso i Porti pugliesi e l’Oriente. Questi percorsi si diramavano come diverticoli e deviazioni della storica Via Franchigena (così correttamente denominata perché proveniente dalla terra dei Franchi) testimoniata organicamente nel 990 d.C. dal lungo viaggio verso Roma di Sigerico, vescovo di Canterbury. Conducevano spesso a importanti valichi della dorsale appenninica, veri e propri crocevia di smistamento commerciale, o collegavano fra loro i ricchi castelli e borghi fortificati, edificati nelle postazioni più sicure e strategiche e spesso scelti come rifugio dagli eretici. Se tracciamo, lungo quella viabilità principalmente di “cresta” e quasi parallela alla classica Franchigena, un’immaginaria linea di congiunzione tra l’enclave stellato che fa da cintura ai M.ti Sibillini e la montagna pistoiese, giungeremo ad un altro antico snodo dell’Appennino tosco-emiliano localizzato fra i borghi di Treppio, Torri e Il Castagno parimenti caratterizzati dalla fioritura di emblematici simboli su finestre e portali.
Partendo da Castelluccio di Norcia, fino al crocevia di Borgo Cerreto (cfr. l’articolo: Checkpoint e checkin lungo il versante umbro della ‘bioregione’ sibillina), per deviare verso Sellano e per Foligno, giungeremo a Perugia per rimirare i simboli scolpiti sul monumentale portale dell’ex chiesa di San Bevignate, possente testimonianza della presenza dei Cavalieri dell’Ordine del Tempio in territorio perugino, certificata da fonti storiche risalenti alla metà del Duecento. Anche al suo interno, recentemente restaurato e aperto ai visitatori e agli appassionati della tradizione templare, sono visibili fra i pregevoli affreschi le tipiche stelle/fiore a sei e più raggi o petali e le croci patenti.

Dal capoluogo umbro si dipartivano più percorsi viari verso Nord, ma per ora ne prenderemo in considerazione solo i due che salivano verso la Toscana e, per primo, quello che va a innestarsi a San Quirico d’Orcia sulla Franchigena classica, mentre rimanderemo al prossimo articolo l’altro tragitto che, deviando verso Arezzo alla volta di Pistoia, attraversava l’Appennino tosco-emiliano per ricongiungersi alla consolare via Aemilia.
Importante sosta già menzionata dal vescovo Sigerico, è San Quirico d’Orcia (SI), di origine etrusca, posto fra la Val d’Orcia e la Val d’Asso in un territorio panoramico d’incredibile bellezza naturalistica tanto da essere stato inserito dall’UNESCO tra i patrimoni dell’umanità. L’antichissimo borgo vide prosperare, specie dal XIV secolo, numerose botteghe, laboratori e ospitali animati dalla presenza settimanale di un grande mercato che, caratterizzato dall’esenzione di dazi e gabelle, fu teatro di liberi scambi e commerci di mercanzie convergenti da ogni dove. Non dovrebbe quindi meravigliarci se specie fra tardo medio evo e rinascimento, fu proprio in questo “business centre” che si scambiavano parimenti ricchezze e idee, merci d’uso comune e misteriosi ammennicoli, derrate alimentari e magiche pozioni… e se, tradizioni più o meno sottese e simmetriche a quelle più storicamente accreditate, vi confluivano per amplificare la loro eco nell’influenzare, oltre all’economia, alle attività produttive e all’imprenditoria anche la committenza di chiese, edifici civili ed opere d’arte in cui veicolare e fissare, per i posteri, emblemi, icone e simboli di quelle antiche scienze e saggezze di cui erano depositarie.

In territorio senese quello che risalta come il più spettacolare esempio di queste influenze di matrice templare e filosofico-alchimica, è certamente il Duomo di Siena (XIII sec.) col suo famoso pavimento a tarsie raffigurante, nei quindici riquadri della navata centrale, Ermete Trismegisto (il padre fondatore della tradizione ermetico-alchimica che da lui prese nome) accompagnato da misteriosi simboli e personaggi fra cui ben dieci Sibille: Eritrea, Delfica, Cumea, Cumana, Persica, Libica, Ellespontica, Frigia, Samia, Tiburtina. (N.B. per ulteriori notizie su questo pavimento e la sua iconografia, si consiglia di visitare il sito www.duepassinelmistero.com). Proveniente dall’Egitto come il suo mitico fondatore “Hermes-Thot”, autore di un “Corpus Hermeticum” di dottrine e di una più sintetica quanto criptica “Tavola di Smeraldo”, questa tradizione, vero e proprio trait d’union fra le primitive sapienze orientali e occidentali, ha percorso i secoli ed è a tutt’oggi oggetto d’interesse per i numerosi studiosi e ricercatori che tentano d’interpretarne gli assiomi filosofici e l’intricato simbolismo. Ad essa si rifacevano sia i Templari sia gli alchimisti e la sua ricca simbologia, cooptata anche da chierici ed esponenti dell’alto clero, fu inserita ad ornamento di numerose chiese e famose cattedrali di tutta Europa, nella stessa misura in cui lo furono le Sibille classiche.
Da Siena la Franchigena proseguiva per San Gimignano (attestato presidio templare), San Miniato (ex San Genesio, S.ce Dionisii di Sigerico e Saint Denis dei Francesi), Empoli (anticamente in portu, importante porto commerciale sul fiume Arno, all’epoca navigabile), Altopascio (coll’antichissimo e famoso ospitale per pellegrini presidiato dai Frati/Cavalieri del Tau) e da Lucca fino a Luni da dove andava a ricongiungersi con l’Aurelia per il Nord Italia e la Francia. Ma è come alternativa a questo percorso, santificato e canonico, ampiamente noto e pubblicizzato, che il nostro errare sui sentieri delle stelle andrà parallelamente a sciorinarsi nel prossimo articolo, conducendoci, attraverso le ombrose valli e gli irti monti dell’Appennino tosco-emiliano fino a insospettati e misteriosi borghi… in odore d’eresia… Oggi, perlopiù lasciati fuori dai tracciati turistici, anche questi siti, contrassegnati dal brand stellato, meriterebbero di entrare a far parte di quella rete sistemica che, dipanandosi dalla bioregione sibillina, potrebbe includerli in un piano di marketing strategico di comunicazione e promozione della propria identità e specificità territoriale e culturale.


Postato da annamaria alle 19:52



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